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ISTITUTO GEOGRAFICO POLARE
"Silvio Zavatti"

 

Logo dell'Istituto Geografico Polare

L'Istituto Geografico Polare nasce nel 1944 a Forlì per opera di Silvio Zavatti, con lo scopo (come riportava nello statuto) di "promuovere ed affiancare iniziative intese al progresso in Italia degli studi polari ed alla divulgazione del contributo dato dagli italiani ai viaggi polari e promuovere viaggi d'esplorazione che tendano ad una maggiore conoscenza delle Terre Polari".
Parlare della storia dell'Istituto significa raccontare la vita di Silvio Zavatti, delle sue spedizioni, delle pubblicazioni, della rivista "Il Polo", del Museo Polare e della Biblioteca Polare.

Silvio Zavatti nasce a Forlì il 10 novembre 1917 e muore ad Ancona il 13 maggio 1985. Capitano di lungo corso per due anni su una nave inglese, viene colpito dal "mal d'artico" incontrando a vent'anni un iceberg.

Nel 1944 fonda a Forlì l'Istituto Geografico Polare e nel 1945 pubblica il primo numero del Bollettino "Il Polo", che da quell'anno esce e viene distribuito in tutto il mondo. Proprio attraverso lo scambio del Bollettino, Zavatti riesce ad allacciare rapporti con istituzioni, ricercatori e università in tutto il mondo.

Silvio Zavatti

Nei primi anni di vita dell'Istituto, Zavatti promuove spedizioni in Groenlandia e in Antartide.
Nel 1958 elabora anche un ambizioso programma per la costruzione di una base scientifica italiana nella Terra della Regina Maud (settore antartico norvegese).
Nello stesso anno del Congresso Internazionale di Geofisica (1959), approda nell'isola
periantartica di Bouvet, tentando di costituire la prima base antartica italiana. La prima fase della ricerca doveva indicare la possibilità effettiva di istituirvi una base scientifica permanente italiana. Tale possibilità fu riscontrata, ma la mancanza di mezzi finanziari impedì la realizzazione della seconda fase del progetto.

Nel frattempo inizia la sua opera didattica e scientifica per far conoscere le Regioni Polari. Scrive centinaia di volumi e migliaia di articoli.
Nel 1958 pubblica l'Atlante Geografico Polare, vincendo il premio del CNR, Fondazione Vacchelli.
Nel 1961 parte per la sua prima spedizione artica e incontra per la prima volta gli eschimesi a Rankin Inlet, nell'Artide canadese. Compie ricerche sulle abitudini dei popoli artici, sui loro giochi di cordicelle, sui canti e sulle danze. Inizia la sua battaglia come paladino del popolo dei ghiacci. L'incontro con queste popolazioni arricchirà la sua vita e la cambierà inesorabilmente.
Nel 1962 è con Walter Minestrini e Vladimiro Riccobelli in Lapponia, tra il popolo dei Sami, dove studia l'ergologia e raccoglie molto materiale etnografico.
Nel 1963 parte alla volta della Groenlandia orientale, dove approfondisce ricerche di psicologia, studia le danze, l'arte, i canti, l'ordinamento scolastico e l'ecologia umana.
Nel 1967 e nel 1969 è di nuovo nell'Artide canadese. Durante la prima spedizione, condotta nel villaggio eschimese di Rankin Inlet, Zavatti completa le ricerche iniziate nel 1961 e realizza due documentari a colori sulla vita nella tundra e sul gioco di cordicelle. Nella seconda spedizione raggiunge Repulse Bay, dove, oltre alle ricerche etnografiche, effettua osservazioni topografiche che portano alla
correzione di molti errori esistenti nelle carte canadesi; studia, inoltre, i resti di Forte Hope, costruito nel 1846 dall'esploratore inglese John Rae.
Con la spedizione a Repulse Bay terminano le avventure di Zavatti in veste d'esploratore.

Nel 1976, gli inuit dell'Artide canadese iniziano a rivendicare la loro autonomia dal Governo canadese. Zavatti fin dal 1971 aveva appoggiato, tramite la sua rivista, la nascita della nazione inuit. Quattordici anni dopo la sua morte, gli inuit realizzeranno il loro sogno creando il territorio del Nunavut, in lingua Inuktitut "la nostra terra".

Tornato dalla sua ultima spedizione, con il materiale raccolto, apre il Museo Polare a Civitanova Marche, sua città di residenza.
Nel 1970 organizza a Civitanova il Congresso Internazionale Polare, mentre nel 1983 è relatore a quello di Parigi.

Diorama dell'accampamento del
Duca degli Abruzzi

Fino alla sua morte, giunta nel 1985, Zavatti ha vissuto e si è battuto per la conoscenza e la difesa degli ambienti e dei popoli artici, colpito da quel sogno di libertà, che, per dirla con le parole del celebre esploratore Nansen, potremmo così riassumere: "il ghiaccio e il chiaro di luna delle notti polari sembrano il sogno lontano di un altro mondo, un sogno svanito. Ma che cosa sarebbe la vita senza sogni?".

Cappellina di Villa Vitali


Per meglio descrivere la figura "salgariana" di Zavatti, è interessante anche riportare la poesia scritta il 31 agosto 1979 dal poeta Aldo Severini e a lui dedicata:

Il tuo nome è scritto tra i ghiacci dell'Artide
la
tua casa è l'iglu accanto al sonno degli eschimesi
i tuoi vestiti le pelli di foca e di caribù
il tuo veicolo è il kayak
il tuo oroscopo si chiama Akjuk
(stagione di dicembre)
Là tra i ghiacci eterni e le notti bianche hai lasciato la nostalgia dei ricordi
quella nostalgia che ti assale giorno su giorno
il tuo male si chiama Thule Groenlandia
è nella geografia delle isole Belcher
nelle acque della Baia di Hudson
attento a osservare la vita degli inuit
la caccia la pesca la morte i tabù
lassù al tuo nome innalzeranno un monumento
alla storia passerai come l'uomo dell'Artide.


Ma l'opera di Zavatti non va letta solo in chiave polare; nei suoi scritti, specialmente gli ultimi, c'è una chiara presa di posizione verso tutte le società tradizionali.
Oggi, con la passione derivata dall'amore per i popoli che studiamo, abbiamo organizzato nuove spedizioni per conoscere popoli che stanno scomparendo, raccogliamo materiale audiovisivo per arricchire il nostro centro di documentazione e
collaboriamo con molte istituzioni per diffondere in Italia la conoscenza delle Terre Polari.
La Rivista ha avuto recentemente due importanti riconoscimenti, uno attraverso il Convegno organizzato dal CNR per celebrare i cinquant'anni della sua storia e l'altro lo si deve in particolare alla nostra collaboratrice Gabriella Massa, che ha permesso la distribuzione di un numero speciale alla Giornata Mondiale dell'Ambiente delle Nazioni Unite.

Dopo la morte di Zavatti, il Museo è stato trasferito nella città di Fermo, presso la splendida Villa Vitali.
Oggi il Museo Polare è l'unico in Italia dedicato alle culture e agli ambienti artici e si compone di cinque sale espositive, due uffici, una biblioteca, un bookshop, un'aula didattica per ragazzi, una sala per proiezioni e conferenze e un deposito.
E' possibile accedere alla
ricchissima biblioteca per consultare libri e riviste su tematiche polari; la biblioteca ospita anche l'Archivio dell'Istituto Geografico Polare, con migliaia di fotografie e documenti raccolti da Silvio Zavatti in oltre quarant'anni d'incessante attività scientifica;
è presente anche un'interessante collezione di francobolli polari, donata al Museo da Lino Brillarelli. Il Museo offre un servizio di visite guidate e laboratori didattici per ragazzi. I collaboratori del Museo organizzano inoltre lezioni e conferenze su tematiche attinenti alle attività dell'Istituto.
La recentissima riorganizzazione del

Deposito del Museo Polare

Museo è volta a guidare il visitatore attraverso le sale dedicate, rispettivamente, all'ambiente polare, alla storia delle esplorazioni polari italiane, a Silvio Zavatti e gli inuit, alle sopravvivenze culturali.


Grazie al Comune di Fermo, a Renato Zavatti, figlio del fondatore dell'Istituto, Direttore responsabile della Rivista "Il Polo" e Presidente dell'Associazione Amici del Museo Polare e ai molti amici e sostenitori, l'Istituto sta conoscendo un periodo di profonda trasformazione e crescita che sicuramente fa e farà onore al suo fondatore Silvio Zavatti.

Scheda a cura del Direttore dell'Istituto Geografico Polare "Silvio Zavatti"